V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

La malattia e la sofferenza che accompagnano la nostra vita generano uno stato di paurosa insicurezza. Esse incarnano la debolezza e la fragilità umana, sottoposte all’eventualità dell’inatteso e dell’imprevedibile. Questa condizione umana contrasta con il desiderio di assoluto, di stabilità e di sicurezza che pervade ogni uomo, e rende la sua esistenza poco desiderabile (prima lettura).

Anche l’uomo presentato dalla Bibbia va alla ricerca delle cause di questa situazione. In un mondo dove la realtà viene rapportata continuamente a Dio, la malattia e le disgrazie non fanno eccezione: sono viste come una percossa di Dio che colpisce l’uomo. Con un movimento spontaneo il senso religioso dell’uomo stabilisce un legame tra malattia e peccato, a livello sia collettivo che personale.

A mano a mano che la fede di Israele diventa più profonda, affiorano interpretazioni più complesse. La malattia non è necessariamente legata ad un peccato personale, può essere anche una prova provvidenziale mandata da Dio per rinsaldare la fedeltà dei suoi amici. E’ il caso di Giobbe. Più profondamente ancora: la malattia apparirà come mezzo di purificazione delle colpe, e sovente come mezzo di affermazione dello spirito sulla materia.

La riflessione messianica farà eco a questa concezione: il Messia che inaugurerà gli ultimi tempi, prenderà il volto del Servo sofferente che si addossa le nostre malattie e le guarisce con le sue ferite.

la liberazione degli indemoniati e la guarigione delle malattie operate da Cristo sono segno che gli ultimi tempi sono venuti e che il Regno di Dio è in mezzo a noi (vangelo).

 

La guarigione non è l’atto di un taumaturgo, ma il gesto del salvatore degli uomini; è in certo modo l’anticipazione della vittoria decisiva del «passaggio pasquale», alla quale il credente già partecipa, la vittoria dell’uomo nuovo che, sotto l’azione dello Spirito Santo, fa ritornare tutte le cose nella loro verità, secondo il disegno del Padre.

Le guarigioni dei malati operate da Gesù sono segni eccezionali del Regno che viene. Quotidianamente la Chiesa esprime questa sua fede nel Regno con l’assistenza ai malati.

 

La cura dei malati è per la Chiesa momento privilegiato di evangelizzazione. Alla luce della passione e morte di Cristo essa annunzia il significato e il valore autentico della sofferenza umana, assunta a strumento efficace di salvezza per il malato e per tutti gli uomini.

Ma la sua carità non si ferma qui. La Chiesa aiuta e conforta i malati con un segno particolare dell’amore misericordioso di Dio, con un dono speciale della sua grazia: il sacramento dell’Unzione degli infermi. Istituito da Cristo, è stato enunciato da san Giacomo con queste parole: «Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati» (Gc 5,14-15).