II DOMENICA DI AVVENTO

 

Dio viene, portatore e operatore di salvezza per tutti. Il messaggio che accompagna la sua venuta parla di pace e di riconciliazione. Simbolica è quella presentata da Isaia (prima lettura) tra nemici «naturali» che lottano per la sopravvivenza; reale e simbolica nello stesso tempo quella presentata dall’apostolo (seconda lettura) tra nemici «culturali» che si oppongono per diversa religione.

Il cristiano tende spesso a considerare la sua appartenenza al popolo di Dio come un privilegio che lo separa dagli altri, una specie di marchio di qualità; molti cristiani sono inseriti in gruppi o istituzioni di ordine sociale, politico, economico, culturale... con notevoli possibilità di operare per un superamento di blocchi ideologici o di qualunque divisione.

L’Eucaristia offre ai cristiani l’occasione di provare il loro universalismo e di rifiutare una separazione fra i «deboli» e i «forti», poiché a questa mensa il Signore si offre per tutti. È il «vincolo dell’unione»: unione con i fratelli, unione con Dio in Cristo.

L’annuncio della liberazione portata da Cristo suscita un grande senso di speranza. La nostra generazione attende con ansia un futuro di libertà nonostante la fuga di molti verso un passato di ricordi, o verso un presente di alienazioni.

Il popolo di Dio tiene desta nel mondo questa speranza quando, pur guardando al futuro, vive nel presente in modo credibile, cioè con fede, carità e ferma speranza, per ottenere un giorno, «in pienezza di luce, i beni promessi che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa» (I prefazio dell’avvento).

“Nessuno avrebbe mai immaginato che il Messia potesse nascere da un’umile ragazza quale era Maria, promessa sposa del giusto Giuseppe. Neppure lei lo avrebbe mai pensato, eppure nel suo cuore l’attesa del Salvatore era così grande, la sua fede e la sua speranza erano così ardenti, che Egli poté trovare in lei una madre degna. Del resto, Dio stesso l’aveva preparata, prima dei secoli. C’è una misteriosa corrispondenza tra l’attesa di Dio e quella di Maria, la creatura “piena di grazia”, totalmente trasparente al disegno d’amore dell’Altissimo. Impariamo da Lei, Donna dell’Avvento, a vivere i gesti quotidiani con uno spirito nuovo, con il sentimento di un’attesa profonda, che solo la venuta di Dio può colmare” (Benedetto XVI).