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XXVII DOMENICA

 

La storia della fede comincia con Abramo. Il suo atteggiamento di fronte a Dio è un atteggiamento di fede. Anche se il nostro padre nella fede non ne ha percepito distintamente l’oggetto, tuttavia ha avuto tutte le condizioni personali necessarie alla fede. Egli ha risposto prontamente «sì» alla chiamata di Dio, che sconvolgeva i suoi piani, disposto a dare tutto a lui, anche il figlio, abbandonando ogni calcolo umano. I profeti, durante tutta la storia del popolo di Dio, sono stati gli araldi della fede; lo hanno invitato a superare le assicurazioni e le alleanze umane per attaccarsi con fiducia alla parola data da Dio. Credere è darsi a Dio.

La risposta di Dio non è però una facile consolazione: egli parla di una ancor lunga attesa. Ciò che conta è restare saldamente ed unicamente ancorati a Dio; credere al suo amore nonostante ogni apparenza contraria, perché la sua parola non ci può ingannare.

Nel Nuovo Testamento l’oggetto della fede raggiunge la pienezza: il Figlio di Dio si è manifestato e il suo regno si è costituito. Ma l’atteggiamento personale resta identico; una decisione della volontà che ama, muove l’intelligenza a superare i calcoli umani per rimettersi a Dio con tutta fedeltà. La fede è un dono di Dio, ma un dono che aspetta la nostra libera risposta, che vuole diventare l’anima della nostra vita quotidiana e della comunità cristiana.